Nella vita quotidiana raramente le nostre azioni hanno una “densità” e un’essenzialità che troviamo invece nella scena… ma allo stesso tempo, nelle meccaniche della finzione teatrale, spesso recitiamo, ci mascheriamo completamente perdendo i sensi e il senso di ciò che ci circonda.

L’evento teatrale, incontro tra attore/i e partecipanti/pubblico in uno spazio, qualsiasi esso sia, ha in seme quell’incredibile potenzialità di diventare una “celebrazione collettiva” dell’invisibile, del macrocosmo e del microcosmo; ancor di più se svincolata dall’idea di ripetizione di una partitura o di un copione. E’ uno spazio in cui l’attore assume il ruolo, con le sue esperienze, sensibilità ed abilità, di condurre gli altri e sè stesso in un mondo e tempo diversi, e contemporaneamente di risvegliare la percezione del qui e ora, del presente di ciascuno.E’ la sua disponibilità a diventare servitore, a sacrificarsi finanche a scomparire, che ci permette di vedere oltre lui le realtà, i mondi, i miti che (spesso anche inconsapevolmente) evoca con immagini, azioni ed emozioni.

Nei laboratori siamo invitati a giocare profondamente con noi stessi e gli altri, a creare, come attori, spazi e mondi fittizi in cui vivere e convivere, a trasformare noi stessi e gli oggetti, a vivere generosamente le relazioni che si instaurano con l’ambiente e con gli altri, e, allo stesso tempo, a condividere tutto col pubblico, il nostro stato d’animo, la percezione di ciò che realmente ci circonda.

La ricerca sul clown, per come la stiamo conducendo in questi anni pur continuando a influenzarla con nuove scoperte, conoscenze, sfide, è un lavoro sull’umano, sul movimento, ma inteso non solo come movimento del corpo: movimento del pensiero e delle emozioni. Che armonia possiamo creare per questi tre movimenti? Come ci giochiamo gli innumerevoli momenti di disarmonia, senza naufragare in un’idea sfortunata, in una forte emozione o in una posizione di difficoltà? Sono i temi della nostra vita… il senso di inadeguatezza, la negoziazione con i nostri sentimenti/desideri/difficoltà, la disponibilità a condividere onestamente ciò che siamo, la capacità di vederà la realtà attraverso le sue pieghe più nascoste (surreali, tragicomiche, metafisiche,…).

Non sposiamo l’idea della costruzione di un personaggio fisso nel lavoro clown, ma è una scelta personale… dettata da motivi pedagogici in parte, e convinzioni dall’altra. Questo lavoro è una sfida a cercare quell’isola sempre in movimento, intersezione tra realtà e teatralità, in cui la nostra umanità diventa radiante, densa, e in cui la teatralità si radica nella nostra natura umana profonda, nelle sue infrangibili fragilità. E’ un luogo in cui coraggiosamente muovere i nostri passi di volta in volta su un punto di domanda.

Ci piace ricordare ai partecipanti che il lavoro sul clown può diventare una ricerca meticolosa attorno alla… nostra libertà: attorno alla nostra capacità di giocare la vita, con la freschezza di un bambino, la maturità di un adulto, la saggezza di un anziano e… la poesia di un visionario. Tutto questo lavoro parte da un forte coinvolgimento fisico, da un mettersi in gioco nel movimento, ma è un movimento in cui è, per forza di cose, coinvolto il nostro mondo emotivo e la nostrà facoltà immaginifica.